Avvocato specialista/2: anche OUA e ANAI impugnano il regolamento


Proprio non piace all’avvocatura il recente regolamento ministeriale disciplinante le modalità per conseguire il titolo di avvocato specialista, noto come DM 144/2015.

Infatti, dopo l’impugnazione del  medesimo regolamento avanti il Tar Lazio da parte dell’Associazione Nazionale Forense (ANF), ora anche l’Organismo Unitario dell’Avvocatura (OUA) e l’Associazione Nazionale Avvocati Italiani (ANAI) propongono ricorso avverso il decreto in questione.

In particolare, per quanto riguarda l’OUA, il ricorso è stato presentato il 13/11/2015, giorno antecedente l’entrata in vigore del decreto stesso. Secondo il presidente OUA Maria Casiello le principali critiche rivolte al testo del decreto sono:

la definizione dei settori di specializzazione, che preserva una macro area per il penale, mentre parcellizza estremamente il civile.
L’arbitrarietà nella valutazione dei medesimi incarichi ricevuti nel corso dell’attività forense, ai fini dell’attribuzione della specializzazione.
Il doppio binario tra formazione e certificazione dell’esperienza.

ANAI ha invece notificato il ricorso in data 16/11/2015, in quanto, nonostante il proprio favore nei confronti delle specializzazioni, non viene altrettanto condivisa la disciplina in merito adottata dal decreto ministeriale.

Il presidente ANAI Maurizio De Tilla ha, inoltre, precisato che «nell’atto viene denunciata la violazione di legge e l’eccesso di potere per contraddittorietà e illogicità manifesta derivante, anzitutto, dalla previsione quantitativa e non qualitativa degli incarichi per conseguire la specializzazione e il mantenimento della medesimo». Il presidente mostra, infatti, perplessità circa le modalità di conseguimento del titolo che prescindono dal possesso di determinati requisiti comprovanti l’elevata qualifica professionale, contrariamente a quanto accade in tutti i principali paesi europei dove il titolo può essere conseguito solo a seguito di specifici esami nel contesto dei quali si è valutati da commissioni composte ad hoc da esperti della materia.

In tal senso nemmeno il percorso formativo universitario è, secondo ANAI, suscettibile di positiva valutazione. Secondo il presidente De Tilla, infatti,

sembra […] che l’accesso ai corsi universitari non preveda nemmeno l’aver conseguito il titolo di avvocato, sicché il neolaureato all’esito di un successivo master biennale potrebbe aver superato l’esame di Stato, diventare, ipso facto, avvocato specialista, senza aver mai patrocinato un giudizio.
Tutto il contrario di quanto accade nel settore sanitario, dove la specializzazione si consegue con un titolo universitario post laurea, dove viene anche previsto un numero chiuso ed è noto come gli specializzandi in discipline sanitarie costituiscano la principale risorsa operativa delle cliniche universitarie.
Non è certo un ulteriore biennio all’università che insegna ad esercitare con eccellenza la professione di avvocato, per di più specialista.
Il percorso formativo avrebbe dovuto essere disciplinato con la previsione di un mix di attività didattiche e di esercizio di attività professionale.

Salvo eventuale sospensiva del decreto disposta nel frattempo dal Tar Lazio – della quale al momento in cui si scrive non se ne ha notizia – il regolamento specializzazioni è entrato in vigore lo scorso 14/11/2015. Frattanto allo stato sembrerebbe possibile – il condizionale è d’obbligo – iniziare uno dei diversi iter per il conseguimento del titolo, nella consapevolezza, tuttavia, che un’eventuale pronuncia di illegittimità da parte del Tar potrebbe inficiarne la validità o quantomeno il prestigio.

Documenti & Materiali

Scarica il testo del decreto n. 144/2015

 

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Author: Avv. Claudia Gianotti

Avvocato, nata a Pesaro il 08 settembre 1982. Iscritta all’Albo degli Avvocati di Pesaro dal 2011. Autrice e componente della redazione. Cura, in particolare, la sezione fiscale di Ragionando_weblog - ISSN 2464-8833

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