Le unioni civili ed il matrimonio: “camere separate”?


Riceviamo dal Prof. Giovanni Iorio, Professore ordinario di Istituzioni di Diritto Privato presso l’Università degli Studi di Milano-Bicocca, l’articolo che di seguito volentieri pubblichiamo

Il disegno di legge “Cirinnà” sulle unioni civili e sulle convivenze di fatto è, attualmente, oggetto di vivaci discussioni. La versione del testo cui si è giunti, prima dell’estate, muove dalla volontà di assimilare, sotto molteplici aspetti, le unioni civili al matrimonio. Si tratta di un approdo che permette di considerare finalmente recepito ed attuato, senza ambiguità, il principio di non discriminazione delle coppie omosessuali. La giurisprudenza italiana ed europea, negli ultimi anni, è stata vigile testimone di una mutata ed attenta sensibilità della coscienza sociale.

Eppure le resistenze non mancano: un recente emendamento, approvato i primi giorni di settembre, definisce le unioni civili come «una formazione sociale specifica» La definizione, alquanto infelice, muove forse dalla volontà – manifestata fermamente da parte di alcuni esponenti politici – di considerare le unioni civili “altro” dal matrimonio. Come a dire: che si regolino pure le convivenze tra persone omosessuali, a patto però di chiarire che esse sono qualcosa di “specifico” rispetto al matrimonio (considerato, così, l’istituto “generale”).

Chi ha un minimo di dimestichezza con le fonti del diritto, però, sa che delle «formazioni sociali» si occupa l’art. 2 della Costituzione, il quale ha inteso far riferimento, indistintamente, ad una serie di enti “intermedi” fra lo Stato ed il singolo cittadino: non solo dunque la famiglia fondata sul matrimonio, ma anche quella non matrimoniale (non importa se eterosessuale o omosessuale).

Che i fautori di definizioni di nuovo conio, dunque, stiano tranquilli: è già la nostra Carta fondamentale ad includere la famiglia di fatto nell’alveo delle «formazioni sociali» (senza aggiungere ulteriori qualificazioni).

E’ da auspicare, dunque, un immediato ripensamento dell’emendamento appena approvato, anche perché è giunto il tempo di occuparsi di questioni più importanti. Se è vero, infatti, che il testo di legge in discussione richiama, nella regolazione delle unioni civili, alcune norme del codice civile in tema di matrimonio, è possibile osservare come i richiami non siano completi ed esaustivi. Il rischio concreto è che, una volta approvata la legge, questa abbia difficoltà di funzionamento, a causa di contrasti e dubbi interpretativi i quali, in non pochi casi, finirebbero per rendere necessario il ricorso ai giudici.

Valga allora, senza che sia possibile qui entrare nello specifico, una indicazione di metodo per i lavori di questi giorni: tutte le volte che, nel regolare le unioni civili, si vuole che esse siano soggette alla disciplina matrimoniale, si faccia un richiamo espresso ad essa (evitando sottintesi, che potrebbero ingenerare non pochi equivoci, anche in ordine al tema del ricorso o meno al procedimento analogico). La necessità di un coordinamento più attento con la disciplina vigente, inoltre, si prospetta anche per quella parte del disegno di legge che si occupa dell’adozione da parte di un componente dell’unione civile.

Si discute poco, nel dibattito in corso, della seconda parte testo, che regola alcuni aspetti delle “convivenze di fatto” (o, come si dice in gergo, delle convivenze more uxorio, caratterizzate da un legame affettivo fra due persone, le quali però decidono di non formalizzare giuridicamente il loro rapporto). L’impianto generale della disciplina, che talvolta costituisce il recepimento di alcune soluzioni già adottate nei nostri tribunali, va apprezzato positivamente. Non mancano, anche in questo caso, problemi di coordinamento con la normativa vigente: alcuni passaggi del disegno di legge meritano di essere ripensati e riformulati in modo da evitare inutili fraintendimenti e difficoltà applicative.

Se solo si attenuerà la vis ideologica della discussione di questi giorni, a favore di una riflessione più meditata ed accorta, potrà essere approvata, in breve tempo, una legge sulle unioni civili e sulle convivenze di fatto al passo con altre legislazioni europee.

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