Il Presidente dell’UNCC sulle riforme del processo civile

By | 16/10/2013


Il collega Renzo Menoni, presidente dell’Unione Nazionale Camere Civili, ha preso una posizione molto netta sulle riforme del processo civile, e, in particolare, su quelle adombrate nel documento governativo noto come “Destinazione Italia”,

Secondo il presidente Menoni, se il progetto venisse effettivamente attuato “porterebbe serie conseguenze al già disastrato processo civile. Mentre ancora si sta cercando di dare attuazione alla riforma della geografia giudiziaria (teoricamente giusta, ma pessimamente attuata), il risultato sarebbe una ancor più radicale rivoluzione ordinamentale, creando Tribunali di serie A (le sedi dei tre grandi Tribunali metropolitani di Roma, Milano e Napoli), che accentrerebbero tutte le controversie che coinvolgano società con sede principale all’estero; Tribunali di serie B (già sede del c.d. “Tribunale delle Imprese”) che accentrerebbero tutto il contenzioso sulle transazioni commerciali, e Tribunali di serie C (tutti gli altri Tribunali), che sarebbero declassati a sedi giudiziarie di terz’ordine, in cui rimarrebbe un contenzioso residuale”.

Il riferimento è alla Misura 13 del documento “Destinazione Italia”, che prevede di :
“- Estendere le competenze del tribunale delle imprese a tutte le controversie sulle transazioni commerciali creando così un canale efficiente di accesso alla giustizia per gli investitori;
Concentrare su Milano, Roma e Napoli tutte le controversie rientranti nelle materie di competenza del tribunale delle imprese che coinvolgano società con sede principale all’estero, anche se con rappresentanza stabile in Italia.”

A dire il vero, però, quel che pare più allarmante dell’ennesimo disegno di riforma del codice di rito è contenuto nella successiva Misura 14 che così recita:

Problema/opportunità: migliorare i tempi della giustizia italiana è essenziale per l’attrazione degli investimenti.
Soluzioni
− Prevedere ulteriori limiti all’appello ed elevare le competenze del giudice di pace;
− Introdurre la motivazione scritta a richiesta delle parti , correlandola – per non svuotare di senso la previsione – alla dichiarazione della parte di voler impugnare la decisione, con conseguente pagamento del contributo unificato dell’impugnazione stessa;
– Rafforzare gli incentivi alla mediazione : rendere possibile la rinuncia all’assistenza legale in mediazione e alzare la soglia per l’esenzione dall’imposta di registro per gli accordi raggiunti in quella sede.”

Il meccanismo escogitato è chiaro e passa attraverso la seguente, e purtroppo ormai usuale, equazione: giustizia veloce=giustizia immotivata + aumento insopportabile dei costi – avvocati che ne intralciano il corso.

Essa si basa, a sua volta, su un postulato, secondo il quale la responsabilità dei mali della Giustizia (e non solo) grava unicamente sugli avvocati, soggetti che, dunque, devonsi allontanare il più possibile dal processo e dai suoi dintorni.

Il tutto fa parte ormai della vulgata politica di ogni colore, bastando fare un giretto in internet per scoprire che ciascun uomo politico, a suo modo, addebita agli avvocati ogni genere di malefatta, dal corporativismo, all’inefficienza, dalla perfidia, alla cupidigia e via dicendo.

Insomma, cari colleghi, se vi fate quel giretto sul web di cui sopra, scoprirete che è colpa vostra se le cause aumentano, perché sobillate i vostri clienti aizzandoli biecamente contro l’universo mondo onde condurli in giudizio anche se non vogliono. E che è colpa vostra se la giustizia è lenta, perché siete voi a ritardare la fine dei processi per guadagnare di più e perchè lavorate poco godendo di 45 giorni di ferie annue (!). E’ colpa vostra ancora, se c’è un alto tasso di disoccupazione, perché vi ostinate a mantenere una verifica in ingresso alla professione che, se non ci fosse, consentirebbe la stabilizzazione di tanti precari.

E io che pensavo che la Giustizia andasse male nel nostro paese a causa, per dirne qualcuna,
– dell’insopportabile dilettantismo del legislatore, che quando interviene invece di risolvere problemi, ne crea;
– della smania riformatrice purchessia, che non consente al sistema di stabilizzarsi in qualche modo;
– della carenza di fondi, uomini e mezzi;
– dei collocamenti fuori ruolo;
– dei doppi incarichi;
– dell’imprevedibilità degli esiti sovente causata dai plurimi mutamenti di giudice-persona fisica in corso di processo, in modo che il caso viene spessissimo deciso da chi non l’ha istruito;
– della mancanza di verifiche effettive sui risultati;
– di un sistema rimasto ottocentesco e del tutto impermeabile alle esigenze di dialogo con il mondo reale;
– non ultimo, delle quotidiane ingiustizie che le persone sono costrette a subire a causa di un complesso normativo farraginoso, caotico e drammaticamente incerto (cui la Giustizia, peraltro, deve dare adeguata risposta, perchè è quello il suo scopo).

E invece era colpa mia…., anzi nostra.

Ma è davvero così? Io penso proprio di no.

Penso di essere una risorsa per la giustizia, non un suo nemico. Penso che se la Costituzione ci dice che “la difesa è diritto inviolabile”, quella è la strada da seguire: il rafforzamento delle garanzie, non il loro smantellamento offre giustizia e certezza del diritto e attrae investimenti. Penso che noi dobbiamo essere protagonisti di questo cambiamento, perché ne abbiamo dignità e titolo e diritto.

Voi?

Documenti & materiali

Scarica il documento ‘Destinazione Italia’

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Author: Avv. Luca Lucenti

Avvocato, nato a Pesaro il 20 ottobre 1961. Iscritto all’Albo degli Avvocati di Pesaro dal 1991. Abilitato al patrocinio dinanzi alle magistrature superiori dal 2004. Responsabile di Ragionando_weblog - ISSN 2464-8833

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