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L'assegnazione della casa familiare: quando viene a cessare?




Sia in sede di separazione che in quella di divorzio, la casa familiare può essere assegnata ad uno dei due coniugi, e, come ormai a tutti noto, essa prescinde dalla titolarità della proprietà (la casa, infatti, può anche essere di proprietà dell'altro coniuge, o addirittura di terzi).


Il presupposto imprescindibile, invece, è l'esistenza di figli minori o maggiorenni non economicamente autosufficienti (infatti, l'assegnazione della casa coniugale ad uno dei due coniugi in assenza di figli, è sostanzialmente inammissibile, salvo qualche rarissima eccezione).



La normativa


In sede di separazione, la norma che disciplina l'assegnazione della casa familiare è l'art. 337 sexies cc, secondo il quale, infatti:




Il godimento della casa familiare e' attribuito tenendo prioritariamente conto dell'interesse dei figli. Dell'assegnazione il giudice tiene conto nella regolazione dei rapporti economici tra i genitori, considerato l'eventuale titolo di proprieta'.[...] Il provvedimento di assegnazione e quello di revoca sono trascrivibili e opponibili a terzi ai sensi dell'articolo 2643.



Questa disposizione normativa è in vigore dal febbraio 2014, introdotta dal D.L.vo 28/12/2013 n. 154 7 1, ma prima di essa vi era una disposizione di tenore identico contenuta nell'art. 155 quater cc.


Peraltro, ora, ai sensi della citata normativa D.L.vo 154/2013 2, questa disposizione (art. 337 sexies cc) è applicabile anche in sede di divorzio, in cui sopravvive comunque anche l'art. 6 della L. 1/12/1970 n. 898 3 e succ. mod. che prevede:




L'abitazione nella casa familiare spetta di preferenza al genitore cui vengono affidati i figli o con il quale i figli convivono oltre la maggiore eta'. In ogni caso ai fini dell'assegnazione il giudice dovra' valutare le condizioni economiche dei coniugi e le ragioni della decisione e favorire il coniuge piu' debole. L'assegnazione, in quanto trascritta, e' opponibile al terzo acquirente ai sensi dell'articolo 1599 del codice civile.



Il problema


Ora, proprio perchè si possono verificare ipotesi in cui, la casa di familiare di proprietà di uno dei coniugi, venga assegnata all'altro, il problema conseguente è stabilire fino a quando durerà l'assegnazione medesima; in altri termini, il problema che si pone è se e quando il coniuge assegnatario della casa dovrà restituirla all'altro coniuge, legittimo proprietario esclusivo.



La recente decisione della Corte di Cassazione


Proprio su questo problema si è di recente pronunciata la Corte di legittimità  con una sentenza (Sez. I, 22/07/2015, n. 15367) 4, che si ritiene, piuttosto interessante per le sue importanti implicazioni.



Il caso


Il caso da cui muove la sentenza che qui si segnala è quello in cui, in sede di divorzio, la casa familiare (di proprietà esclusiva del marito) veniva assegnata alla moglie, con cui all'epoca conviveva la figlia minorenne della coppia (il provvedimento di assegnazione era stato emesso sotto la vigenza del vecchio testo, ossia l'art. 155 quater cc, di cui sopra).


Dopo tale pronuncia, il marito - come detto proprietario esclusivo della casa assegnata alla moglie - alienava a terzi l'immobile.


Successivamente, in sede di revisione delle condizioni di divorzio, il marito otteneva la revoca dell'assegno di mantenimento originariamente stabilito a favore della figlia, e ciò sul presupposto che la medesima era nel frattempo divenuta maggiorenne ed economicamente autosufficiente.


In quella sede, tuttavia, nessuna pronuncia veniva emessa con riguardo alla ex casa coniugale.


A quel punto il terzo, nuovo proprietario acquirente della ex casa coniugale, instaurava una ordinaria causa di cognizione per accertare negativamente il diritto della coniuge del suo dante causa a continuare ad occuparla e così per chiederne la condanna al rilascio, oltre che al pagamento di un'indennità per l'illegittima occupazione.


Respinta la domanda in primo grado (Tribunale di Roma), veniva accolta in secondo grado (Corte d'appello di Roma), sul presupposto che il venir meno del diritto al mantenimento in capo alla figlia, comportasse anche l'insussistenza del diritto della madre a continuare ad occupare la ex casa coniugale.



 La posizione della Corte di Cassazione


Gravata la sentenza d'appello dalla coniuge assegnataria della casa, la Cassazione, respinge l'impugnazione e conferma la sentenza della Corte d'appello (e cioè la perdita in capo alla moglie dell'assegnazione della ex casa coniugale) illustrandone ulteriormente i principi su cui essa poggia.


Infatti, con la sentenza Sez. I, 22/07/2015, n. 15367  5 la Corte di legittimità ha statuito che:




Come per tutti i provvedimenti conseguenti alla pronuncia di divorzio, anche per l'assegnazione della casa familiare vale il principio generale della modificabilità in ogni tempo per fatti sopravvenuti. E tuttavia, tale intrinseca provvisorietà dei provvedimenti in parola non incide sulla natura e sulla funzione della misura, posta ad esclusiva tutela della prole, con la conseguenza che anche in sede di revisione - come in qualsiasi altra sede nella quale, come nel presente giudizio, sia in discussione il permanere delle condizioni che avevano giustificato l'originaria assegnazione - resta imprescindibile il requisito dell'affidamento di figli minori o della convivenza con figli maggiorenni non autosufficienti.



Conclusioni e brevi considerazioni


Insomma, il giudice di legittimità ha confermato i principi seguiti dal giudice di secondo grado che si possono così sintetizzare:
1) venuta meno la dipendenza economica del figlio, deve intendersi venuta meno anche l'assegnazione della ex casa coniugale al coniuge assegnatario;
2) tale accertamento negativo può essere compiuto non solo dal giudice 'familiare' in sede di revisione delle condizioni di divorzio (o di separazione), ma anche dal Tribunale in seno ad una causa di cognizione ordinaria promossa dal terzo, quale nuovo legittimo proprietario dell'immobile.


Vale la pena di ricordare che, ai sensi del citato art. 337 sexies cc (già art. 155 quater cc), applicabile come detto anche in sede di divorzio,




il diritto al godimento della casa familiare viene meno nel caso che l'assegnatario non abiti o cessi di abitare stabilmente nella casa familiare o conviva more uxorio o contragga nuovo matrimonio.



Del che consegue, che alle suddette ipotesi di 'decadenza' dell'assegnazione della casa familiare, andrà aggiunta anche quella, sopra vista, della sopravvenuta indipendenza economica del figlio convivente con il genitore assegnatario, a tutela del quale il provvedimento di assegnazione della casa era appunto stato emesso.


Così come, seguendo il medesimo ragionamento, andrà aggiunta anche l'ipotesi in cui il figlio, malgrado non abbia raggiunto l'indipendenza economica, tuttavia abbia cessato la convivenza con il genitore assegnatario per essersi trasferito altrove.



Documenti & materiali


Scarica il testo della Cass. Civ., Sez. I, 22/07/2015, n. 15367 6
Scarica il testo del D.L.vo 28/12/2013 n. 154 7 1

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Links:
  1. http://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stat o:decreto.legislativo:2013-12-28;154!vig=
  2. http://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stat o:decreto.legislativo:2013-12-28;154!vig=
  3. http://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stat o:legge:1970-12-01;898!vig=
  4. http://www.jusdicere.it/Ragionando/wp-content/uplo ads/2015/07/Cass_civ_15367_2015_assegnazionecasa-t erzoacquirente.pdf
  5. http://www.jusdicere.it/Ragionando/wp-content/uplo ads/2015/07/Cass_civ_15367_2015_assegnazionecasa-t erzoacquirente.pdf
  6. http://www.jusdicere.it/Ragionando/wp-content/uplo ads/2015/07/Cass_civ_15367_2015_assegnazionecasa-t erzoacquirente.pdf
  7. http://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stat o:decreto.legislativo:2013-12-28;154!vig=
  8. http://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stat o:decreto.legge:2011-12-06;201!vig=
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Post date GMT: 2015-07-29 22:20:07

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